Estratti
Te lo dico ancor prima di cominciare, perché non so se avrò il tempo di arrivare in fondo a questa storia e nemmeno se tu avrai la pazienza di venirmi dietro. Dunque leviamoci il pensiero e partiamo dal messaggio principale: tu sei Dio. [...] Nessuno è perfetto. Non sono sicuro di riuscire a spiegarlo bene, ma intanto tienilo a mente e vedremo di arrivare alla dimostrazione per gradi
Testo tratto dal Prologo ma anche Epilogo
E il buio fu.
Se di qui a poco si arrivasse alla fine del mondo, evento che non mi sento di escludere a priori, storici e interpreti di altri pianeti potrebbero in futuro individuare quello come uno dei segni. Nel giro di pochi istanti, un’onda di oscurità partì dalla costa orientale degli Stati Uniti per travolgere e spegnere in progressione lampade da tavolo Churchill in sofisticate case di produzione cinematografica di Soho, rutilanti slot-machine ad Atlantic City (la cui repentina conversione alle tenebre avrebbe dovuto far riflettere più di un giocatore d’azzardo sul senso della vita, ma di fatto causò solo un vertiginoso incremento di furti di fiches nei casinò), abat-jour a Richmond, leziosi e antiquati.
A terra c’era la grande tela con la mia versione dell’Ultima Cena. Cristo, apostoli, pane, vino e tutto quanto. Un’ultima cena di famiglia, però. A destra un apostolo con la faccia di Anna, la madre di Milhous, giocava a dadi con un giovanissimo apostolo con le sembianze di Silvia, una delle mie nipotine. A sinistra l’apostolo raffigurato come mio figlio Armando litigava con l’apostolo Olga, sua moglie. Tutti si facevano gli affari loro tranne me, Giuda (un me ringiovanito, lo ammetto); io guardavo il Cristo con un sorriso triste. Il Cristo. L’espressione degli occhi e la tensione dei lineamenti, i pugni chiusi appoggiati alla tavola, così diversi dall’iconografia canonica, comunicavano incertezza. Lontana l’immagine del messia a mani aperte, nel gesto di accogliere tutto il mondo. Lui no: pugni chiusi, occhi sfuggenti, stupiti. Questo Cristo non era pronto, così come impreparata era la sua versione in carne e ossa, che adesso stava curva, le mani sulle ginocchia, a osservare la blasfema raffigurazione di se stesso. A Cristo avevo appiccicato la faccia di Milhous.
Testi tratti da Parte prima – Settembre – Famiglie infelici a modo loro
I ritratti magici non esistono, ma pure stimmate e miracoli non dovrebbero essere molto comuni, e allora perché rischiare? E poi non ero sicuro delle intenzioni di Milhous. Come si trovava con quelle ferite alle mani? Spaventato e confuso di sicuro, ma voleva davvero rinunciarci? O cominciava a prenderci gusto, a giocare col suo nuovo lato mistico? Non potevo esserne sicuro; l’ultima volta che lo avevo visto senza essere rimbambito dai tranquillanti eravamo seduti su un cornicione, e ora che avevo bisogno di parlargli, di chiedere e, a mia volta, di spiegare, Anna mi aveva imposto di tenermi alla larga.
Testo tratto da Parte terza – Novembre/Dicembre – Il Cristo ricaricabile
I malati si spingevano a loro volta, temendo che l’imprevisto li privasse della loro toccatina salvifica. Si accesero piccoli pa- rapiglia fra persone deboli in lotta per la vita. La situazione era in bilico; poteva rientrare nei binari della normalità televisiva, sarebbe bastato far sparire il bestione sotto spasmi e il paralitico abbandonato in passerella e tutto sarebbe stato coperto dall’oblio; solo una minima infrazione nel tessuto gommoso del palinsesto. L’incidente poteva però evolvere in casino totale, una parola in più, una spinta di troppo e sarebbe scoppiata una rissa. Bella figura picchiare i malati, bella figura.
Sentii l’esplosione quando ero già scattato in avanti. Il corpo proteso a chiudere la traiettoria fra la canna dell’arma, Milhous e Anna. Ci fu uno schiocco, proprio in mezzo al petto. Come se mi avessero spezzato un ossicino di pollo dentro il cuore. Vidi il volto di Nina, alla fine, o forse no. Forse l’ho solo immaginato.
Poi venne il buio.
Testi tratti da Parte quarta – Gennaio/Febbraio – Ogni martedì grasso finisce in quaresima
L’arte non è la vita, Olga, è la sua finzione elegante.
Testi tratti da Parte quarta – Gennaio/Febbraio – Ogni martedì grasso finisce in quaresima